Antonio Rosmini Serbati è nato a Rovereto (Trento) nel 1797 ed è morto a Stresa (Novara) nel 1855. Importante filosofo e teologo, dopo gli studi presso la Facoltà teologica dell'Università di Padova, divenne sacerdote nel 1821. Fondò la congregazione dei "rosminiani". Nel 1848 svolse attività diplomatica e politica per il governo piemontese, nella quale assunse una posizione da liberale moderato. In filosofia si distinse per la battaglia contro l'illuminismo e il sensismo del proprio tempo, a favore della restaurazione del rapporto fra religione e filosofia. Famoso, da un punto di vista più specificamente religioso, la sua opera intitolata Le cinque piaghe della santa Chiesa, che, scritta nel 1832, fu pubblicata solo nel 1848 per essere subito messa all'indice. In essa, infatti, Rosmini avanzava coraggiose proposte di riforma interna della Chiesa che poterono essere attuate solo al tempo del Concilio Vaticano II, nel Novecento. Nelle sue teorie il filosofo trentino segue le concezioni di Agostino e Tommaso, individuandone soprattutto i punti di convergenza. Nelle dottrine politiche risente maggiormente dell'influenza della propria epoca, rintracciando, in campo morale, gli inalienabili diritti naturali della persona, fra i quali pone quello della proprietà privata. In campo gnoseologico proclama di nuovo la sua posizione agostiniana, improntata su un innatismo secondo il quale l'idea più generale e astratta, quella dell'"essere ideale", su cui si basano tutte le altre idee, deve provenire direttamente da Dio (appunto come il maestro interiore, lume naturale interno, della concezione agostiniana). Anche la sensazione e il sentimento devono cadere sotto l'azione dell'essere, perché si possa avere l'idea di un ente reale. Come per Kant, l'idea dell'essere è un elemento formale innato che, in unione agli elementi materiali provenienti dai sensi, permette la conoscenza come "sintesi a priori". L'idea rosminiana, però, benché derivata da Kant, si differenzia da essa in quanto non puramente formale (cioè, semplice operazione mentale), ma dotata di una sostanzialità che le proviene appunto da Dio che l'ha immessa nell'uomo. Per quanto derivato da Dio (elemento "divino" nell'uomo), l'essere ideale non va confuso con l'Ente supremo (per evitare il panteismo). Dio, "persona assoluta", non può ridursi a essere solo un "concetto" generalissimo: per dirla con terminologia kantiana, Egli è trascendente (al di là del mondo naturale), non trascendentale (condizione logica per pensare il mondo naturale). Tra le opere più importanti, ricordiamo: Nuovo saggio sull'origine delle idee (1830); Principii della scienza morale (1831); Antropologia in servigio della scienza morale (1838); Trattato della coscienza morale (1839); Filosofia della politica (1839); Filosofia del diritto (1845); Teodicea (1845). Pubblicate postume: Saggio storico-critico sulle categorie e la dialettica, Antropologia soprannaturale, Teosofia (incompiuta).

Enzo Rega

scheda basata sulla voce "Rosmini Serbati, Antonio",
in Enciclopedia Garzanti di Filosofia, 1993, pp. 992-993