Gli uomini illustri della Terra di Palma

a cura del prof. Pasquale Gerardo Santella

Le schede, a cura del prof. P. G. Santella, sono riduzioni e adattamenti da articoli dell’avv. Giuseppe Allocca, pubblicati sul periodico “Il foglio”, e da capitoli del libro “Un paese nella gloria del sole” del dott. Pasquale Nappi.

  

I disegni sono del prof. Mario Errico

CLICCARE SULLA SCHEDA CHE INTERESSA
ALESSANDRO SALVATORE SPERANZA
(1728-1797)
VINCENZO RUSSO
(1770- 1799)
GIOSUE’ RUSSO
(1781-1840)
FRATE ANGELO PELUSO
(1801-1854)
ANTONIO DE MARTINO
(1815-1904)
BIAGIO LAURO
(1817-1874)
LUIGI MICHELE COPPOLA
(1846-1942)
VINCENZO LAURO
(1856-1925)
GIOVANNI INGENITO
(1876-1933)
PASQUALE NAPPI
(1901-1951)
PIETRO SALVATORE CALIENDO
(1877-1955)
AGOSTINO E GIUSEPPE PELUSO CASSESE
(1892-1989 e 1900-1972)
ALESSANDRO SALVATORE SPERANZA
(1728-1797)

       Nacque nell’anno 1728 in Terra di Palma (che all’epoca comprendeva gli attuali comuni di Palma Campania, così chiamata dal 1863, di Carbonara, autonoma nel 1809, di San Gennaro Vesuviano nel 1840). Non abbiamo notizie della sua infanzia ed adolescenza. Giovanetto, fu ammesso a studiare musica nel Conservatorio della Madonna di Loreto di Napoli, dove seguì gli insegnamenti di Francesco Durante, eminente scrittore di musica vocale sacra, maestro di G. B. Pergolesi. Nel frattempo si diede alla vita ecclesiastica con grande amore e dedizione. Compiuti gli studi musicali, dedicò tutta la sua attività all’insegnamento di canto e contrappunto. Ebbe alla sua scuola non pochi appassionati e cultori dell’arte e delle regole della composizione, primo fra tutti l’illustre compositore degli Oratori e Messe, Nicola Antonio Zingarelli, che, divenuto celebre musicista, fu maestro di Bellini e Mercadante e direttore del Real Conservatorio di Musica di Napoli. Da una testimonianza scritta sappiamo che collaborò con assiduità anche con Monsignor Alfonso Maria de’ Liguori (poi santificato), che lo fece venire presso il Seminario di Nocera perché mettesse in nota le sue canzoni e ammaestrasse nel canto i giovani seminaristi, che così potevano rilassarsi dalla rigorosa applicazione giornaliera agli studi e alle pratiche religiose. Vasta e varia fu la produzione di musica sacra e liturgica dello Speranza, che si conserva nella Biblioteca privata dei Filippini e nel Conservatorio di S. Pietro a Maiella a Napoli. Tra le composizioni più importanti ricordiamo: “Christus”, “Miserere”, “Lamentazioni del Giovedì Santo”, “Passio secundum Matteum”, “Salve Regina”, “Turba per il Venerdì Santo”. Morì a Napoli il 7 novembre 1797.

 

VINCENZO RUSSO
(1770- 1799)

  

  Nacque a Palma il 16 giugno 1770, da Nicola, medico locale, e Marianna Visciano. Dopo gli studi al Seminario di Nola, si trasferì a Napoli dove si laureò in giurisprudenza e si dedicò all’attività forense. Entrato in contatto con gli intellettuali e rivoluzionari napoletani, propugnatori delle idee di libertà e delle riforme democratiche, si procurò l’ostilità delle autorità borboniche e nel maggio del 1795 fu proscritto con altri 250 patrioti. Noleggiò una nave con 600 ducati ricavati dalla vendita di due suoi terreni, sbarcò a Genova e di lì andò a Milano e poi in Svizzera, dove visse esercitando la medicina. Nel 1796 rientrò in Italia al seguito delle truppe francesi. A Roma, nel 1798, pubblicò “I pensieri politici”, scrisse sul “Monitore romano” e tenne accesi discorsi nel Circolo Costituzionale. Caduto il governo borbonico e instaurata la repubblica, il 23 gennaio 1799, ritornò a Napoli. Nominato vigilatore per la pubblica istruzione all’Università di Napoli, in un discorso parlò della teoria dei bisogni, riprendendo l’argomento della soppressione di ogni lusso sul “Monitore napoletano”, diretto da Eleonora Pimentel Fonseca. Quando le truppe del cardinale Ruffo entrarono in Napoli, Russo fu preso con le armi in mano il 13 giugno e imprigionato ai Granili. Dopo un processo sommario fu impiccato a soli 29 anni in Piazza Mercato il 19 novembre del 1799. Nei “Pensieri politici” teorizzò: una società di uguali, in cui a ciascuno fosse dato secondo le proprie necessità; la partecipazione diretta del popolo al governo, secondo la concezione di una democrazia non fatta di deleghe; l’importanza dell’istruzione per la promozione socio-culturale del popolo.

 

GIOSUE’ RUSSO
(1781-1840)

    
Giosuè Russo nacque a Palma il 29 maggio 1781. A soli 20 anni fu assunto nel Gabinetto Geografico, dove prestò servizio anche dopo la laurea in ingegneria. Nel 1814 fu nominato ingegnere di II classe nel Deposito Generale di Guerra, nel 1816 ingegnere geografo e nel 1817 ingegnere di I classe dell’Officio topografico, presso il quale prestò servizio per 20 anni. Il ROT (Reale Officio Topografico di Napoli), nato come istituto autonomo ai tempi di Gioacchino Murat, con sede nei locali di Pizzofalcone accanto alla Nunziatella, divenne un gioiello di funzionamento e di efficienza sotto la direzione del col. Ferdinando Visconti. Dopo l’Unità d’Italia la prestigiosa istituzione decadde, anche per la nascita a Firenze dell’Istituto geografico militare, e fu sciolto nel 1879. Il ROT produsse una scuola di disegnatori, incisori, litografi, topografi, geodeti. Nel 1813 venne stampato il primo Atlante Universale. Negli anni 1834-1836 G. Russo disegnò le 30 carte dell’Atlante compilato dal geografo abate Luigi Galanti. I fogli sono arricchiti da figurazioni - cavalieri, muse, emiri, leoni, esploratori che prendono possesso di terre lontane - e immagini che in qualche maniera rappresentano le varie terre e paesi e che costituiscono chiari riferimenti ad antichi simboli (il gallo per la Francia, la cornucopia per Napoli…). Splendida anche la carta del Regno delle due Sicilie in cui il medaglione, in alto a destra, con la pianta di Napoli anticipa di 5 anni la stampa della Pianta di Napoli e dintorni in scala 1:80.000. L’illustre topografo, le cui carte sono conservate in Campania, Sicilia, presso istituti di mezza Europa, oltre che da collezionisti privati, si spense a Napoli il 20 marzo 1840.

 

FRATE ANGELO PELUSO
(1801-1854)

    

Nacque a Palma, nella contrada di S. Gennaro Vesuviano,  il 13 settembre 1801 da Domenico e Vittoria Franzese. Vestito l’abito francescano, ancora giovanetto, nel convento di S. Gennaro,  a diciotto anni, prese i voti solenni nel professorio di San Giovanni in Palco di Lauro (oggi Taurano). Nel 1820-21 fu nel convento della Sanità nello stesso tempo in cui avvennero i moti rivoluzionari campani, promossi dal generale Guglielmo Pepe, dagli ufficiali Morelli e Silvati e dall’abate Luigi Menichini. Entrato in contatto con molti liberali della Campania, organizzò,nell’agosto del 1832, il moto insurrezionale, che nella storia patria è conosciuto come “La congiura di Frate Angelo Peluso”. Spogliatosi della tonaca e, imbracciato il fucile, si diresse a capo di un folto manipolo verso le montagne di Lauro e Taurano. Ma le centinaia di contattati che dovevano convergere sui monti non si fecero vedere; un certo Pietro Russo da Taurano svelò alle autorità i movimenti degli insorti e la congiura fallì. Frate Angelo fu costretto alla fuga e dopo qualche settimana di latitanza si rifugiò nel convento della Sanità, dove fu scoperto ed arrestato il 14 settembre. Processato e condannato a morte, la pena capitale gli fu commutata da Ferdinando II nell’ergastolo. Dopo alcuni anni trascorsi duramente nelle carceri di S. Maria Apparente, dove ricevette anche la visita di Luigi Settembrini, passò nell’isola di S. Stefano, dove scontò 16 anni e nel 1848 fu trasferito a Roma nel chiostro di San Francesco a Ripa, dove per accordo tra le autorità civili ed ecclesiastiche, il carcere gli fu commutato nelle prigioni del Santo Ufficio. Qui in una cella solitaria trascorse gli ultimi anni della vita, finita nell’anno 1854. Il 4 novembre del 1975 l’Amministrazione comunale di S. Gennaro Vesuviano lo ricordò con una lapide affissa sulla facciata del convento.

 

ANTONIO DE MARTINO
(1815-1904)

                                                  Nacque il 26 febbraio 1815 a Palma da Giuseppe, medico, e Girolama Manfredonia, figlia di un proprietario terriero di Episcopio. Studiò al Seminario di Nola e si laureò in medicina a 21 anni presso l’Università di Napoli. Dopo un viaggio di istruzione scientifica a Vienna e Parigi, istituì in città una facoltà privata medico-chirurgica e nel 1847 fu nominato professore ordinario di Anatomia e Fisiologia nel R. Stabilimento di Veterinaria, dove insegnò fino al 1860. Nel 1861 occupò la cattedra di Patologia Razionale presso l’ateneo napoletano fino alla morte. Eletto nello stesso anno deputato al Parlamento Nazionale, fu riconfermato nel 1865. Nel 1869, in qualità di medico consulente di Casa Reale, assistette nel parto la principessa Margherita, moglie di Umberto I e  futura regina, che diede alla luce Vittorio Emanuele III. Fu nominato per meriti scientifici senatore del regno nel 1881 e chiamato a far parte del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Appartenente alla corrente liberal-moderata non fu assiduo ai lavori del Senato, cui preferiva l’attività di ricerca e didattica, che si concretizzò nella pubblicazione di circa 60 volumi. Nel 1884 assistette con la sua opera la popolazione colpita dall’epidemia di colera, per cui fu decorato con la medaglia d’oro dei Benemeriti della Pubblica Assistenza. Nel 1886 fondò una “Società operaia di mutuo soccorso”. Morì il 1 marzo del 1904 a Napoli. Per sua volontà le spoglie furono traslate nel cimitero di Palma. In occasione del centenario della morte l’Amministrazione comunale ha apposto, per ricordarlo, una lapide sulla facciata del palazzo De Martino.

 

BIAGIO LAURO
(1817-1874)

                                                Nacque a Palma il 1817. Compì i primi studi nel Seminario di Nola e si laureò in medicina presso l’Università di Napoli. Nel 1842 vinse il concorso di assistente agli Incurabili e si dedicò per oltre un ventennio all’insegnamento privato. Ma i titoli acquisiti non gli valsero per meritare la cattedra di Clinica Medica alla Regia Università di Napoli, che per intrighi fu concessa ad altri. Fu anche primario medico nell’Ospedale della Pace e medico sanitario nell’Ospedale della SS Annunziata. Come scienziato fu un positivista e seguace  delle teorie del Morgani, fondatore generale dell’Anatomia Patologica, e promosse egli stesso una Clinica medica che ponesse in primo piano la medicina organica contro l’incertezza della medicina  sintomatica e i dogmi dell’ippocratismo. Fu anche un patriota.; pur essendo stato medico di Ferdinando II, non dissimulò affatto la sua passione per il movimento rivoluzionario;  pertanto fu inviso al governo monarchico e gli fu interdetto l’insegnamento, che continuò a casa sua, eludendo la sorveglianza degli sbirri borbonici ed a rischio di finire nelle patrie galere per l’attaccamento ai suoi principi. Numerose le sue pubblicazioni, tra le quali spicca il “Corso di clinica medica 1864-66”, opera voluminosa, completa di casi studiati accuratamente e in cui B. Lauro si conferma eminente scienziato, diagnosticatore e pratico. L’ultimo suo lavoro, che è anche suo testamento scientifico, è uno studio sulle febbri esantematiche acute, scritto durante una lunga e penosa malattia cardiaca, in seguito alla quale si spense il 2 maggio 1874. Riposa nel recinto degli uomini illustri del camposanto di Poggioreale, dove gli fu eretto anche un busto marmoreo.

 

LUIGI MICHELE COPPOLA
(1846-1942)

                                                  Nacque a Palma nella via che ora porta il suo nome (comunemente detta Tuoro), nell’abitazione che poi è diventata Biblioteca Comunale a lui dedicata. Nel 1866, a soli 20 anni, fu assistente nella facoltà di chimica dell’Università di Napoli. Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia(1881), fu nominato Ufficiale dello stesso Ordine nel 1911. Preside in alcuni istituti del nord e sud Italia, nominato Provveditore agli studi di Palermo dal ministro Ruggero Borghi, libero docente universitario, uomo di scienza e di cultura enciclopedica, pubblicò alcuni studi tecnico-scientifici e di politica scolastica: “Acque minerali del Pio Monte di Misericordia in Casamicciola”(1879), “ Il tecnicismo nella società e nella scuola” (1898), “La pozzolana di Bari nei lavori marittimi” (1933), ma nel complesso scrisse poco, perché, socraticamente, preferiva alla scrittura la conversazione sugli argomenti più disparati, affascinando colleghi, studenti, lavoratori. Frequentò a Napoli “i giovedì letterari” di Benedetto Croce. Durante il primo conflitto mondiale, inviò al Ministero della Guerra il risultato di una sua osservazione scientifica sull’uso della polvere fulminante a costo minimo: si poteva utilizzare, a tale fine, la buccia di mandarino, perché questa, una volta spremuta, diffondeva nell’aria atomi di polvere infiammabile così da essere utilizzata quale fulminante nell’esercito. A 70 anni imparò il tedesco. Si spense all’età di 96 anni. Donò la sua abitazione, compresi i mobili e libri, al Comune di Palma Campania, con la destinazione unica a Biblioteca Pubblica (lascito del 26 dicembre 1942). L’atto fu concretizzato dalla figlia Adele il 28 ottobre 1959.

 

VINCENZO LAURO
(1856-1925)

                                                   Nipote di Biagio Lauro, nacque a Palma  il 2 febbraio 1856. Compì i suoi primi studi nel Seminario di Nola, poi si iscrisse a Scienze Mediche presso l’Università di Napoli, laureandosi in medicina nel 1880. Si dedicò alla specializzazione in ostetricia e ginecologia, che, per merito precipuo del Morisani, a quel tempo in Italia era notevolmente evoluta. Nel 1888 conseguì la libera docenza in ostetricia con un suo studio sulla “Basiotripsia, cranioclastia e cranioclasia”; nel 1895 in ginecologia. A 32 anni fece un viaggio di studi e perfezionamento a Parigi. Prese parte a molti concorsi per docente ordinario, conseguendo sempre l’eleggibilità. Nel 1889 concorse per la Direzione della Clinica di Padova e di Catania, poi per quella di Genova, sempre classificandosi tra i primi. Nel 1889 concorse per la Clinica Ostetrica di Cagliari, ottenendo la nomina a professore ordinario e a direttore di clinica, con decreto ministeriale del 27 dicembre 1899. Ma nella città sarda il prof. Lauro non rimase che un anno; vinto dalla nostalgia, preferì rinunciare e ritornare a Napoli, dove gli fu affidato l’incarico per l’insegnamento di Ginecologia teoretica. Ma per contrasti con il mondo accademico dopo qualche anno abbandonò definitivamente l’insegnamento ufficiale per dedicarsi esclusivamente alla sua scuola privata. Vincenzo Lauro fu, col Morisani, tra i soci fondatori della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia, in seno alla quale portò il primo contributo sul parto cesareo. Socio ordinario di numerose accademie e società mediche nazionali, diede alla stampa numerose pubblicazioni e scrisse 87 articoli del “Dizionario Pratico delle Scienze Mediche”, edito da Vallardi. Morì nel febbraio del 1925 a Napoli e fu sepolto nel cimitero di Palma Campania.

 

GIOVANNI INGENITO
(1876-1933)

    
Nacque a Palma Campania il 29 luglio 1876, in via Ferrari n.11, da Gennaro, contadino, e da Antonia Nunziata, stiratrice. Appena diciottenne compose la musica del testo di una canzone dello studente Gennaro Rainone di Carbonara di Nola “Nannina ‘a ricciulella”, presentata alla Piedigrotta 1895.
Altre sue composizioni: “Rusì, pecché” (1904), “’O ritorno” e “Senza core”(1909), “Sulo cu tte” e “Marì” (1919), “Surdato senz’ammore” (1920), “’Nnammurato io so’”(1921). Nel 1920 ebbe grande successo una sua canzone “Fanfarra ‘e maggio”, con versi di E. A. Mario, l’autore de “Il Piave”. Collaborò anche con Rocco Galdieri e Francesco Fiore e pubblicò romanze, barcarole, stornelli in italiano e canzoni napoletane presso la Casa Editrice Musicale Giannini. Un documento rilasciato dal Dipartimento di Salute della città di New York in data 22 febbraio 1933 attesta che Ingenito viveva negli Stati Uniti da dieci anni; in esso si conferma la data di nascita e di morte (18 febbraio 1933). Fu sepolto nel cimitero del Calvario, proprietà dell’Amministrazione della Cattedrale di S. Patrizio. Da alcune testimonianze si sa che il maestro era un virtuoso del pianoforte e della tromba, che suonava con una sola mano e che fu il primo organizzatore della sacra rappresentazione della vita di San Biagio, protettore di Palma, in un salone dell’Asilo Infantile di Palazzo Carrella.

 

PASQUALE NAPPI
(1901-1951)

                                                  Nacque a Palma Campania il 24 febbraio 1901, da Francesco Antonio, possidente, e da Maria Domenica Della Pietra. Si laureò in medicina a Napoli il 1927 e fu anche ispettore onorario della Sovrintendenza ai Beni Artistici. Si spense nel paese natio il 13 giugno 1951. “Un paese nella gloria del sole” è l’opera per cui il Nappi è noto agli studiosi, in particolare di storia locale; edita nel maggio 1938, fu ristampata in copia anastatica a cura dell’Amministrazione comunale nel maggio 1982. Il volume ripercorre la storia di Palma dalle origini ai primi decenni del Novecento ed è ricco di notizie inedite, frutto di accurate letture e ricerche in archivi e biblioteche. Più ampia la parte dedicata all’epoca contemporanea dell’autore, in cui ai dati storici si aggiungono note di costume e società. Particolarmente curate le pagine dedicate agli uomini illustri, né manca un interessante corredo fotografico. Certo il libro, letto a distanza di settanta anni, non è privo di ingenuità: alcune notizie non sono ben documentate, mancano note bibliografiche a pié di pagina, i giudizi dell’autore su eventi e personaggi del suo tempo risentono della cultura e dell’ideologia fascista, ma nell’insieme tuttora esso rimane una fonte essenziale per un discorso storiografico sulla nostra terra. Nel 1933 Nappi aveva anche scritto un originale opuscolo di trenta pagine “Il grappolo d’uva nei secoli”, in cui in prosa classica inneggiava al vino, da sempre fonte di felicità per l’uomo, traendo spunti significativi dalla storia e dalla mitologia e spaziando dal campo dell’arte a quello delle pagine dei maggiori poeti italiani.

 

PIETRO SALVATORE CALIENDO
(1877-1955)

     Nacque a Palma Campania il 5 gennaio 1877, nella casa situata in via Casale 14, da Andrea e Rachele Morrone. Studiò al Seminario di Nola, al Convitto Nazionale di Caserta e al Liceo di Aversa; si laureò in giurisprudenza, ma non esercitò mai la professione di avvocato, preferendo alla vita del foro l’attività artistica. Visse ed operò prevalentemente a Napoli e soltanto negli ultimi anni della sua vita, a partire dalla seconda guerra mondiale, si ritirò a Castello, nella casa di via Ponte San Giovanni, dove trascorse circa un ventennio. Insegnò Storia dell’arte nel liceo “Rosmini” di Palma Campania e nel Seminario di Nola. Ammesso pere meriti artistici dopo la laurea, al terzo anno dell’Accademia, si classificò al primo posto nel concorso finale di pittura del Regio Istituto delle Belle Arti di Napoli. Nella piena maturità soggiornò in Germania e in Svizzera, dove incontrò lo scrittore Massimo Gorkij e Pablo Ricasso. Come pittore non volle aprirsi alle nuove esperienze artistiche del primo Novecento (Cubismo, Futurismo, Surrealismo), non si interessò al dibattito sulle nuove modalità espressive e rifiutò l’invito di Boccioni ad aderire al movimento futurista, preferendo rimanere fedele alla lezione dei grandi maestri del Verismo napoletano. Nei confronti del fascismo tenne un comportamento di distaccato disinteresse e per questo fu inviso al regime. Nella solitudine fisica e spirituale degli anni a Castello coltivò lo studio dei classici e ne assimilò i moduli espressivi, che tradusse nella composizione di versi densi di erudizione e di echi della nostra tradizione poetica ottocentesca. Morì l’11 ottobre del 1955.

 

AGOSTINO E GIUSEPPE PELUSO CASSESE
(1892-1989 e 1900-1972)

Nacquero a Palma Campania da Ferdinando, medico, e da Rosina Peluso, il 13 marzo 1892 e il 26 maggio 1900. Si trasferirono ben presto a Napoli, dove frequentarono il liceo classico “Genovesi”; si iscrissero entrambi alla facoltà di giurisprudenza presso l’università di Napoli, dove si laurearono rispettivamente il 19 luglio 1915 e il 18 gennaio 1924. Nel  dopoguerra ritornarono definitivamente nel loro paese natio, dove continuarono ad esercitare l’attività forense e parteciparono attivamente alla vita sociale e culturale della comunità. Sensibili e disponibili verso i giovani, contribuirono alla loro formazione culturale , educandoli ad un’etica professionale ancorata a saldi principi morali.
Agostino, civilista, oltre a svolgere la professione legale, fu musicista, compositore, poeta, profondo studioso della lingua latina e greca, nonché conoscitore del francese e del tedesco. Nel dopoguerra fu anche amministratore del Comune di Palma. Morì il 10 marzo 1989.
Giuseppe, penalista, allievo del senatore N. Marciano, fu autore di importanti studi su diritto penale, tra i quali “Reato putativo e reato impossibile”, “Intorno alla applicabilità delle misure di sicurezza”, “Considerazioni in tema di recidiva” e di un volume inedito di “Istituzioni di diritto penale”. Pur avendone i titoli, gli fu preclusa la possibilità di concorrere ad una cattedra universitaria per mancanza della tessera fascista. Appassionato dello studio di storia e filosofia, fu anche pregevole scultore e pittore. Una mostra dei suoi lavori fu allestita nel 1975 in occasione dell’apposizione di una lapide sulla facciata del palazzo di famiglia da parte dell’Amministrazione comunale.